Con una solenne cerimonia, presieduta dal Generale di Corpo d’Armata Antonello Vespaziani, Comandante per la Formazione, Specializzazione e Dottrina dell’Esercito (COMFORDOT), accompagnato dal Comandante della Scuola Sottufficiali dell’Esercito, Generale di Divisione Maurizio Taffuri, e dal Luogotenente Giampiero Monti, Sottufficiale di Corpo dell’Istituto e Medaglia d’Argento al Valor Militare per i fatti d’arme del 1993 a Mogadiscio (Somalia), è stato inaugurato a Viterbo il monumento “Agli Autieri di sempre”. La Scuola Sottufficiali dell’Esercito è il polo di riferimento per la formazione di base e avanzata dei Sottufficiali della Forza Armata. Il monumento, fortemente voluto dall’Associazione Nazionale Autieri d’Italia (ANAI) e simbolo dell’Arma Trasporti e Materiali (tramat), era l’unico mancante fra quelli delle varie Armi e Corpi dell’Esercito, che avevano già inaugurato in passato una loro scultura commemorativa presso la Scuola Sottufficiali dell’Esercito. La cerimonia di inaugurazione del nuovo Monumento “Agli Autieri di sempre” è stata tenuta alla presenza di numerose Autorità, tra le quali il Comandante della Scuola tramat, Colonnello (Autiere Paracadutista) Stefano Capriglione, accompagnato dal Sottufficiale di Corpo dell’Istituto, Primo Luogotenente Leonardo Scroppo. Presente anche il Medagliere nazionale dell’ANAI, fieramente esposto dal Caporal Maggiore Cristian Zanatta,affiancato dal Caporal Maggiore Martina Simone, del Gruppo di Protezione Civile dell’ANAI. Schierati di fronte al monumento anche gli Autieri in servizio presso la Scuola e nelle caserme limitrofe, oltre a una rappresentanza dei Veterani dell’ANAI, con in testa il Presidente nazionale, Tenente Generale Gerardo Restaino, promotore del progetto. Il Generale Vespaziani insieme al Presidente Restaino, ha svelato il Monumento e ha deposto una corona d’alloro in memoria di tutti gli Autieri Caduti nell’adempimento del proprio dovere in occasione delle guerre mondiali e, in tempi moderni, delle Operazioni di Pace cui hanno preso parte i nostri soldati, in ogni parte del mondo. Il Presidente nazionale del nostro Sodalizio, nel suo toccante intervento, ha rivolto al Generale Taffuri parole di profonda riconoscenza per aver consentito di celebrare anche a Viterbo tutti gli Autieri che hanno sacrificato la propria vita nell’adempimento del dovere e al servizio della Patria. Un indirizzo di ringraziamento è stato rivolto anche ai partner del progetto, ovvero l’Iveco Defence Vehicles e Larimat (Leonardo Company) S.p.A.
Tale monumento rafforzerà la memoria collettiva, in particolare degli appartenenti all’Arma tramat, consolidando l’identità e il senso del dovere dei militari della Scuola e di chiunque osservi la scultura. Un ulteriore privilegio e onore per l’Associazione è stato quello di aver realizzato il progetto di questa meravigliosa scultura, che riassume in pochi elementi l’universo nerazzurro, ovvero: due mezze lune speculari, a cui si sovrappone il fregio dell’Arma tramat. Il fregio militare rappresenta l’identità, l’appartenenza e l’onore di un’Arma, un Corpo o di una specialità delle Forze Armate. È un simbolo distintivo portato sui copricapi, che racchiude la storia e i valori dell’Unità. L’attuale fregio dell’Arma dei Trasporti e Materiali è stato istituito nel 2004, in sostituzione del precedente. Lo stesso oggi si compone di un ingranaggio centrale da cui si dipartono una coppia d’ali; all’ingranaggio è sovrapposta una granata con fiamma diritta. Le due mezze lune, che costituiscono la struttura portante della scultura, possono simboleggiare diverse cose a seconda del contesto e, soprattutto, di chi osserva quest’opera straordinaria: una vela, una fiamma, la fertilità e il cambiamento, la dualità, la sinergia, in ogni caso un’anelito verso il cielo. Preservare il ricordo dei nostri Autieri Caduti, fornendo un esempio imperituro di valori e sentimenti, è un preciso dovere dell’ANAI. E chiunque indossi le mostrine nerazzurre sul bavero della divisa o che le abbia cucite sul cuore, vuole adempiere a questo dovere! Vita mortuorum in memoria est posita vivorum (cit. Marco Tullio Cicerone), che si traduce in “la vita dei morti è riposta nel ricordo dei vivi”.
