AUTO, MOTO E CAMION DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE

I mezzi meccanici italiani protagonisti del conflitto: dalla Fiat Zero al carro armato 2000

di Redazione

La Grande Guerra ebbe inizio il 28 luglio 1914 con la dichiarazione di guerra dell’Impero Austro-Ungarico al Regno di Serbia in seguito all’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando avvenuto a Sarajevo, conflitto che si concluse l’11 novembre 1918 quando la Germania firmò l’armistizio. Le spese militari per il Regno d’Italia balzarono da 2,3 miliardi di lire del 1914-1915 ai 20,5 del 1917-18. Le società private italiane che si avvantaggiarono durante la guerra furono in particolare Fiat che si assicurò il 90% delle forniture di automezzi (ne produsse 63.000 per il Regio Esercito insieme a mitragliatrici, proiettili, aerei, motori marini) ed ancora Ilva, Ansaldo e Pirelli, quest’ultima copriva l’80% del fabbisogno dell’Esercito relativamente a cavi elettrici per telefoni e telegrafi da campo, pneumatici per veicoli militari. Negli anni di guerra l’industria automobilistica italiana conobbe un’espansione senza precedenti: furono forniti all’Amministrazione militare oltre 43.000 automezzi, di cui 37.000 Fiat. Spiccavano i leggeri Fiat 15 Ter (motore a 4 cilindri da 35 cv, progettato da Carlo Cavalli), ed i pesanti Fiat 18 BL. Alla Fiat fu determinante la creazione e il potenziamento del parco automobilistico per i servizi generali e per il trasporto delle artiglierie e delle truppe di fanteria e cavalleria. Il Regio Esercito aveva aperto le ostilità con 400 vetture e 3.400 autocarri, per lo più di produzione Fiat, industria che fabbricò fra il 1914 ed il 1918 qualcosa come 71.000 autovetture di cui 63.000 per conto dell’amministrazione militare italiana. Fiat fu la prima ad avviare la produzione di mitragliatrici e raggiunse un’alta specializzazione nel campo degli esplosivi, degli apparati per i sottomarini, dell’artiglieria e dei motori navali nonché del settore aeronautico.
Insieme allo sviluppo della Motorizzazione Militare, si affermò una nuova figura di soldato durante la Grande Guerra: l’Automobilista militare, il futuro Autiere del Corpo Automobilistico (dopo dicembre 1935). Durante la prima guerra mondiale, i primi Automobilisti militari (quali Tazio Nuvolari, Sandro Pertini, Ettore Guizzardi e molti altri) furono i pionieri fondamentali della moderna logistica e dei trasporti, usando soprattutto autocarri per spostare rapidamente truppe e rifornimenti, veicoli questi che andarono a sostituire progressivamente i cavalli e i muli. Gli Automobilisti militari vennero anche messi alla guida delle prime ambulanze, rivoluzionando così l’assistenza ai feriti. Questi antesignani dei moderni Autieri contribuirono alla modernizzazione del Regio Esercito e dimostrarono l’importanza strategica dei mezzi a motore nel conflitto di massa. Abbiamo scelto in questa rassegna di evidenziare i mezzi più rappresentativi della Grande Guerra.
La Fiat Zero
La Fiat Zero, conosciuta anche come Fiat 12-15 HP, è un’autovettura prodotta dalla casa automobilistica torinese dal 1912 al 1915. L’auto, venduta dalla casa in configurazione torpedo o spider, costava 8.000 lire, poi abbassato a 6.900 lire, l’equivalente di circa 27.000 euro del 2012. La Zero era equipaggiata con un motore di 1,9 litri che sviluppava circa 15 Hp e poteva raggiungere 70 km/h. L’auto percorreva circa 5,1 km per litro. La Zero fu anche un modello importante per la storia della Pininfarina; il suo fondatore, non ancora imprenditore ma semplice designer, predispose un disegno del radiatore dell’auto e il suo progetto venne scelto in contrapposizione a quello predisposto dai tecnici della Fiat stessa. Nella gamma di modelli che andò definendosi alla fine del primo decennio del Novecento, quella dei tipi dalla “1” alla “6”, con le loro cilindrate fra i quasi 2 e gli oltre 7 litri, si manifestò comunque la necessità di proporre un modello più piccolo ed economico, a cui per questo fu dato il nome “Zero”. Non si trattava assolutamente però di un’auto popolare, giacché il suo prezzo di 8.000 lire, seppur conveniente, equivaleva a quello di un appartamento e la rendeva ancora assolutamente inaccessibile al ceto medio. Nel 1915 viene messo anche l’impianto elettrico, ma la produzione cessa per la trasformazione della Fiat in industria bellica in seguito all’entrata in guerra dell’Italia nella prima guerra mondiale. Venne prodotta in oltre 2000 esemplari. Fu la prima vettura italiana prodotta in serie ed è considerata capostipite delle utilitarie Fiat.
Autocarro Fiat 15 Ter
Era l’autocarro militare leggero multiruolo progettato da Carlo Cavalli e prodotto anche nelle varianti 15 bis (detto anche Libia perché destinato all’impiego in Africa) e 15 Ter, motore Fiat 53A a benzina, 4398 cc, 40 Hp, velocità 40 km/h. Venne impiegato per trasporto di personale e munizioni. Si rilevò come il più importante autocarro italiano della guerra: nel 1918 ne erano in servizio oltre 6000. Cavalli fu anche il padre del Fiat 18 BLR, dove la R stava per rinforzato, con motore da 40 Cv. Le caratteristiche degli autocarri italiani si mantennero invariate per l’intera durata del conflitto. Gli autocarri erano tutti 4×2 a trazione posteriore, con motore anteriore, sospensioni a balestra, velocità fino a 30 km/h. Da ricordare anche il carro alpino Itala 17 impiegato nelle operazioni in montagna. Negli ultimi mesi di guerra Fiat fornì il 92% della produzione nazionale di autocarri.
La Motocicletta Frera, il “bolide” della Grande Guerra
Le due ruote utilizzate dal Regio Esercito italiano erano prodotte in particolare dall’azienda Frera di Tradate (Varese). Moto che furono utilizzate pure per il trasporto di mitragliatrici (anche sui sidecar). Quelle prodotte dal 1906 al 1910 erano monocilindriche con potenza di 1,25 e 1,50 Cv con trasmissione a cinghia, motore inclinato in avanti. Quindi la moto da 2,5 Hp con cambio per le sezioni mitragliatrici, dotata di portamunizioni anteriore e posteriore, la Mod G con motore da 570 cc e 4 Cv e la Mod G in versione motomitragliatrice. C’erano poi altri marchi come la Bianchi 500 M, Gilera 500 Lte, Benelli 500 Vlm, Moto Guzzi Alce e Sertum Mcm. Per il Regio Esercito furono approvvigionate circa 4.000 motociclette.
Autoblindo Lancia 1Z
Era un massiccio autoblindo mitragliatrice l’Ansaldo-Lancia 1Z: motore Lancia 4 cilindri a benzina di 4940 cc, 70 Cv, trazione 4×2, velocità 60 kmh, autonomia 300 km. Nell’equipaggiamento figuravano tre mitragliatrici Maxim (o St Etienne o Fiat-Revelli), 4 fucili mitragliatori. C’era anche l’autoblindo Bianchi ideato dal barone de Marchi e realizzato su due autotelai da 50/60 Hp messi a disposizione dalla Edoardo Bianchi e dalla Isotta Fraschini. Furono denominati “incrociatori del deserto” Erano protetti da piastre metalliche di 6 mm di spessore ed armati con due mitragliatrici da 6,5 mm, una sistemata in una torretta al centro, l’altra dentro alla cabina di pilotaggio. Peso complessivo di 3.000 kg, gommatura Pirelli. C’era anche l’autoblindo Spa-Viberti AS43 negli esemplari 90-95 o 120-125, motore Spa 18 VT a benzina di 4 litri, 67 Cv, velocità 50 km/h, autonomia 700 km ma fu impiegato nella seconda guerra mondiale.
Filippo Tommaso Marinetti nel romanzo “L’alcova d’acciaio” raccontava la sua partecipazione alla decisiva e travolgente offensiva italiana di Vittorio Veneto alla guida di una autoblindo Ansaldo-Lancia 1ZM. Per il fondatore del movimento futurista la simbiosi con il moderno mezzo d’assalto era totale fino a trasformare l’autoblinda numero 74 su cui viaggiava in un’amante. In uno stato di “delirante amore” il Sottotenente d’Artiglieria Filippo Tommaso Marinetti attraversava veloce i paesi liberati del Veneto e del Friuli con la sua “74” divenuta “alcova d’acciaio, creata per ricevere il corpo nudo della mia Italia nuda”. Il testo, al netto della retorica, era di straordinaria importanza documentaria perché restituiva efficacemente l’esperienza in guerra di questi primi innovativi mezzi blindati.
Il Fiat 2000, il primo carro armato italiano
Ai tempi della Grande Guerra, oltre a Gran Bretagna, Francia e Germania, anche il nostro Paese sviluppò il suo primo mezzo corazzato, messo a punto da due dei più grandi progettisti italiani, Carlo Cavalli e Giulio Cesare Cappa. Per l’epoca, quello uscito dalle officine della casa torinese era un gioiello tecnologico: 36 tonnellate di acciaio sviluppate in sette metri di lunghezza e quattro di altezza; sette mitragliatrici Fiat Revelli 14 e un cannone da 65/17 mm sistemato per la prima volta nella storia in una torretta girevole e che poteva sparare anche a tiro curvo, come un obice. I suoi alti cingoli gli consentivano di superare ostacoli fino a 1,10 metri, di abbattere alberi e di travolgere vari ordini di reticolato. Le blindature, dello spessore di 2 centimetri, proteggevano i dieci uomini di equipaggio dal fuoco delle armi leggere. Quanti ne esistevano? Venne realizzato in due soli esemplari per il termine del conflitto. Il primo venne impiegato in Libia nel 1919, rivelandosi un po’ lento contro le scorrerie nel deserto dei guerriglieri di Omar al-Mukhtar; il secondo restò in Italia, esposto in varie caserme fino al 1936. Era quindi un mezzo molto pesante con motore Fiat A12 a benzina, sei cilindri di 21.200 cm cubi, 250 Cv, trazione a cingoli, sospensioni a balestre, velocità massima 7,5 km/h, autonomia 75 km. Fu il primo carro armato progettato e realizzato in Italia durante il conflitto mondiale. Disponeva di un vano motore separato dal vano equipaggio. Il Fiat 3000 era invece un carro armato leggero, copia italiana di quello francese Renault FT. Due le versioni, Mod 21 e Mod 30 che si differenziavano per l’armamento principale. Fu prodotto in 150 esemplari e definito “carro d’assalto”.
Fonte:
Vincenzo Bajardi, Milano, 3 novembre 2020

CONCERTO NATALIZIO “ARMONIE DI GIOIE E DIGNITÀ”, ORGANIZZATO DAL CAPO DELL’ARMA TRAMAT, IN COLLABORAZIONE L’ANAI E IN FAVORE DELL’ANAFIM

La solidarietà e l’attenzione ai più fragili da sempre guida le migliori azioni degli Autieri. «Un gesto di cuore per rendere il Natale un po’ più luminoso a chi ha bisogno» (cit. Tenente Generale Gerardo Restaino)

di Redazione

Roma-Cecchignola, 16 dicembre 2025

Presso l’aula magna del Comando dei Supporti Logistici, intitolata al Sottotenente del Corpo Automobilistico e Medaglia d’Oro al Valor Militare Pietro Ferraro, ha avuto luogo il concerto di beneficenza “Armonie di gioie e dignità”, che ha visto come protagonista la Banda dell’Arma dei Trasporti e Materiali, magistralmente diretta dal nuovo Direttore, il Maresciallo Ordinario Domenico Guida. Questi ha recentemente ricevuto il testimone dall’indimenticabile e indimenticato Primo Luogotenente Fioravante Santaniello. Il Capo dell’Arma dei Trasporti e Materiali (tramat), Tenente Generale Sergio Santamaria, in collaborazione con l’Associazione Nazionale Autieri d’Italia (ANAI) ha organizzato tale straordinario evento musicale. L’ANAI, che si prodiga da sempre a supporto della collettività e in particolare dei più fragili, ha voluto fortemente patrocinare la raccolta fondi a favore dell’Associazione Nazionale per l’Assistenza dei Figli di dipendenti del Ministero della Difesa con disabilità (ANAFIM). Il nostro Sodalizio ha inoltre promosso tale concerto e collaborato fattivamente per la sua organizzazione. La serata è stata condotta in maniera impeccabile da Serena Gray, presentatrice, attrice e giornalista italiana, e Paolo Peroso, noto presentatore di eventi musicali, che hanno saputo “prendere per mano”, con discrezione e presenza scenica, il pubblico presente e accompagnarlo in un meraviglioso viaggio emozionale, catturando e mantenendo l’attenzione del pubblico per tutta la durata dell’evento. A sorpresa, con massima meraviglia da parte di tutti, è intervenuto da remoto anche Al Bano (Albano Carrisi), celebre cantautore, simbolo dell’italianità artistica, noto a livello mondiale per la sua voce potente e per canzoni iconiche come “Nel Sole”. Al Bano ha voluto portare la sua vicinanza e solidarietà ai ragazzi “dai colori diversi” dell’ANAFIM, promettendo la sua presenza per uno dei prossimi eventi di beneficenza. Spiccava inoltre tra i presenti alla kermesse musicale il testimonial dell’evento, Gianfranco Jannuzzo, talentuoso attore teatrale e commediografo italiano di grande spessore artistico, nonché attore cinematografico e intrattenitore televisivo, che fra le sue numerose onorificenze vanta anche il blasone di Autiere, in quanto ha prestato il suo servizio militare nel Corpo Automobilistico. L’evento benefico ha previsto, come special guest musicale, anche la famosa pianista e compositrice Isabella Turso, un’artista poliedrica e talentuosa, che ha voluto mettere il suo virtuosismo al servizio della nobile causa dell’ANAFIM. Sono inoltre intervenute alla manifestazione prestigiose Autorità civili e militari, tra le quali personalità di spicco della Forza Armata. Tra le varie figure di rilievo presenti, il predetto organizzatore del concerto e Capo dell’Arma tramat, il Tenente Generale Sergio Santamaria, il Presidente nazionale dell’ANAI, Tenente Generale Gerardo Restaino, il Comandante tramat, Maggior Generale Tommaso Petroni, il Capo di Stato Maggiore del Comando Logistico dell’Esercito, Generale di Divisione Roberto Angius, il Capo del IV Reparto dello Stato Maggiore dell’Esercito, Maggior Generale Giovanni Di Blasi, il Comandante dei Supporti Logistici dell’Esercito, il Maggior Generale Giuseppe Benvenuto, Brigadier Generale Pietro Lo Giudice e il Capo Reparto Trasporti, Formazione e Specializzazione tramat, Brigadier Generale Vincenzo Tucci (tra i principali organizzatori del concerto), il Presidente nazionale dell’ANAFIM, Cavalier Achille Rivoli e molti altri. Non poteva mancare all’appello della solidarietà una numerosa rappresentanza di Autieri d’Italia. Non è la prima volta che i Veterani dell’ANAI prestano la loro opera meritoria in favore di persone con fragilità. In merito, ricordiamo la collaborazione tra l’Associazione Nazionale Autieri d’Italia e l’Associazione Juppiter APS, guidata da Salvatore Regoli , che si è concretizzata principalmente nel progetto “Destinazione Capo Nord” del 2024 e nel successivo “Back Home” del 2025, iniziative di solidarietà e inclusione. Il Presidente Restaino nel suo toccante intervento ha spiegato peraltro che si è trattato di «Un gesto di cuore per rendere il Natale un po’ più luminoso a chi ha bisogno. Natale è tempo di pace e qualcuno potrebbe chiedersi: “Perché un’Associazione d’Arma organizza una serata di beneficenza?” La risposta è semplice, ma profonda: perché la vera solidarietà si misura nella capacità di difendere chi è più fragile. Le Associazioni d’Arma, e la nostra tra queste, testimoniano quanto ha caratterizzato i suoi componenti quando erano in servizio attivo: la disciplina, il rispetto delle regole, la coscienza e conoscenza del limite. E proprio da questa coscienza nasce il dovere di guardare verso la comunità che ci circonda… ».
La Banda dell’Arma Trasporti e Materiali e gli artisti intervenuti all’evento hanno regalato una serata “poetica” al pubblico presente, con versi scritti dalla musica e strofe composte da emozioni e riflessioni sul vero senso della vita, che è quello di dedicarsi agli altri. Possiamo affermare con la massima convinzione che, grazie alla musica e alle parole profonde di chi è intervenuto nella serata, sono stati raggiunti altissimi livelli emozionali, a cui solo la vera solidarietà può consentire di arrivare. Ma cosa ci suggerisce il titolo della serata “Armonie di gioie e dignità”? La parola gioia suscita sentimenti di benessere interiore, ottimismo ed esultanza. La parola dignità enfatizza valori come il rispetto di sé e degli altri, l’autonomia e il valore intrinseco di qualsiasi essere umano. Infine il termine armonia crea un’alchimia tra i precedenti termini, l’assonanza tra elementi solo apparentemente difformi, la concordanza di suoni e versi poetici, come ispirano i ragazzi “dai colori diversi” dell’ANAFIM. L’ANAI, come noto, è composta soprattutto da Veterani, abituati dal primo giorno che hanno indossato l’uniforme e le mostrine dell’Arma tramat a servire la Patria, la collettività, gli altri. Gli Autieri d’Italia, anche in questa occasione, si sono dimostrati all’altezza della loro nobile missione, che è quella di continuare a servire la Patria, anche dopo il servizio attivo. Ieri sera il Sodalizio ha supportato l’ANAFIM, la cui principale missione è quella di offrire vari tipi di supporto e servizi essenziali per assistere i familiari con fragilità dei dipendenti e pensionati militari e civili del Ministero della Difesa. L’attività dell’ANAFIM è straordinariamente meritoria e degna della massima attenzione da parte di tutti noi!
Dove c’è solidarietà, attenzione ai più fragili, spirito di servizio verso la collettività, l’ANAI c’è e ci sarà sempre!
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RISCOPRIRE LE NOSTRE RADICI, VISITANDO IL MUSEO STORICO DELLA MOTORIZZAZIONE MILITARE, È INTERESSANTE PER CHIUNQUE, MA SOPRATTUTTO PER GLI AUTIERI

In occasione di ogni visita, si percepisce il valore etico delle tradizioni del Corpo Automobilistico (oggi Arma dei Trasporti e Materiali), e si può ammirare la passione e la competenza del personale che si dedica alla conservazione di questo immenso patrimonio museale

di Franco Fratini

Roma-Cecchignola, 20 dicembre 2025

Visitare il Museo Storico della Motorizzazione Militare suscita un’alchimia di emozioni che spaziano dall’ammirazione per l’ingegneria e l’inventiva dei pionieri della Motorizzazione Militare, all’emozione per il passato glorioso di ogni mezzo in esposizione, passando per il senso di orgoglio di appartenere a una nazione che ha scritto la storia dell’automobilismo militare e civile, senza trascurare i sentimenti di meraviglia che ispirano i pezzi pregiati in esposizione. L’associazione Nazionale Autieri d’Italia (ANAI) in occasione del 70° Anniversario della costituzione del museo (1955-2025) ha peraltro condotto a termine un importante progetto editoriale, realizzando il volume “Al silenzioso rombo dei motori-Il Museo Storico della Motorizzazione Militare e le sue collezioni” di Emanuele Martinez, edito da Cengemi. La buona conservazione di questo straordinario plesso comporta un’immensa gratitudine nei confronti del Direttore del Museo, Tenente Colonnello Natale Bultrini, oltre che verso i Sottufficiali e Graduati che curano con passione e abnegazione i preziosi cimeli presenti nel museo. Come Direttore della rivista “L’AUTIERE” non posso che essere fiero di dirigere un periodico con una gloriosa storia alle spalle, testimoniata da alcune numeri molto antichi esposti in bacheca presso il museo. Il 20 dicembre 2025, due dei curatori delle nostre radici motoristiche, ovvero i Graduati Aiutanti Massimo Capozio e Morzillo Lorenzo, hanno guidato una delegazione in visita al museo, composta dallo scrivente, dal Capitano (Croce Rossa Italiana) Mario Verzolini, dalla redattrice della rivista “L’AUTIERE” Lucia Pavone e dalla dott.ssa Chiara Alesiani (Croce Rossa Italiana). I predetti Graduati, profondi conoscitori del cimeli esposti nel museo, hanno illustrato ottimamente la storia e le caratteristiche tecniche di ogni mezzo, rendendone comprensibile l’alta valenza storica e culturale, oltre a raccontare i mille segreti dei molti mezzi a due e quattro ruote esposti, risalenti agli albori della Motorizzazione Militare e poi impiegati durante la Grande Guerra e fino alla seconda guerra mondiale. Di particolare interesse per lo scrivente, un’uniforme esposta presso il museo, risalente al periodo della Grande Guerra (quando ancora non esisteva il Corpo Automobilistico) di un Automobilista militare appartenente a una delle sei Compagnie Automobilisti di un Reggimento di Artiglieria. Tale uniforme, con mostrine di Artiglieria, riporta sulla manica sinistra il simbolo (un veicolo a 4 ruote ricamato in oro) che contraddistingueva gli Automobilisti militari. La costituzione delle “Compagnie Automobilisti” iniziò il 1 ottobre 1912 e venne completata il 15 novembre dello stesso anno. Si scelse di trasformare 6 delle 40 “Compagnie del Treno di Artiglieria” in altrettante “Compagnie Automobilisti”. I precursori degli attuali Autieri, ovvero gli “Automobilisti militari”, quali Sandro Pertini (1^ Compagnia automobilisti), Ettore Guizzardi (5^ Compagnia automobilisti), Tazio Nuvolari (6^ Compagnia Automobilisti) ecc., prestarono servizio in una di queste gloriose Unità. Ecco le loro sedi e in quale Reggimento vennero allocate: 1a Compagnia Automobilisti, con sede a Torino, formata dal 25° Reggimento Artiglieria da campagna; 2a Compagnia Automobilisti, con sede a Monza, formata dal Reggimento Artiglieria a cavallo; 3a Compagnia Automobilisti, con sede a Bologna, formata dal 3° Reggimento Artiglieria da campagna; 4a Compagnia Automobilisti, con sede a Piacenza, formata dal 4° Reggimento Artiglieria da campagna; 5a Compagnia Automobilisti, con sede a Roma, formata dal 13° Reggimento Artiglieria da campagna; 6a Compagnia Automobilisti, con sede a Mantova, formata dal Reggimento Artiglieria a cavallo.
La visita è stata completata con un tuffo nel Regno Sabaudo. I predetti Graduati hanno spiegato le caratteristiche di alcune carrozze usate dai regnanti e risalenti al XVIII secolo, con relative uniformi originali di palafrenieri e cocchieri. La visita è risultata un arricchimento culturale ed emotivo per tutti. Numerosi erano anche gli altri visitatori esterni (soprattutto turisti, anche stranieri). Faccio presente che la visita del museo è consentita il sabato dalle ore 9,00 alle ore 12,00 con ingresso libero. Dal lunedì al venerdì solo gruppi su prenotazione. In ogni caso è opportuno segnalare i nominativi dei visitatori e la targa dell’autoveicolo preventivamente alla mail:
museomotorizzazione@comtramat.esercito.difesa.it
Il museo è peraltro accessibile anche ai disabili, parcheggiando il veicolo sul retro del piano rialzato dei padiglioni (evitando le scale di accesso anteriori).
Colgo l’occasione per evidenziare le caratteristiche di due dei mezzi esposti, non potendoli citare tutti: l’Alfa Romeo 6C 2500 cc Coloniale del 1942 e il Motociclo Frera 500 cc de 1916.
Alfa Romeo 6C 2500 Coloniale (1939 – 1942)
La vettura nacque dietro specifica del Ministero della Guerra per una versione militare da impiegare nelle colonie italiane. Nel 1939 iniziò lo sviluppo della “Coloniale”, destinata ai Comandanti e alle massime Autorità di Governo, con la realizzazione di due prototipi che, nell’ottobre dello stesso anno, vennero inviati sulle piste rocciose dell’Africa orientale italiana (AOI). Qui le vetture coprirono il percorso Asmara-Addis Abeba alla velocità media di 71 km/h ed il percorso Dire Daua-Addis Abeba a 74 km/h. Le prove permisero di sperimentare la carburazione a 2000 metri di altitudine, sull’altopiano etiopico ed il raffreddamento alle temperature africane. La messa a punto proseguì per tutto il 1940 e il 1941, quando la versione definitiva entrò in produzione e venne inviata sul fronte nordafricano e su quello russo. Dal 1941 al 1943 le officine dell’Alfa Romeo produssero per il Regio Esercito 150 esemplari della vettura, ai quali si aggiunsero 50 esemplari nella versione Alfa Romeo 6C Coloniale chiusa, ordinate nel dicembre 1941 per le truppe sul fronte orientale, e 44 Coloniali standard. Questa tipologia di vettura rimase in servizio dopo la guerra, con l’Esercito italiano, fino al 1955 circa. Si tratta di un’automobile militare con carrozzeria a torpedo scoperto, dotata di ampi parafanghi a copertura delle ruote anteriori. Nella parte anteriore è situato il cofano del motore, con apertura su entrambi i lati e chiuso anteriormente dalla calandra; nella parte posteriore invece si trova il baule. L’automobile dispone di due fanali anteriori posizionati ai lati della calandra e di due fanalini di coda sistemati sul bordo inferiore della carrozzeria; nella parte centrale delle fiancate sono posti gli indicatori di direzione. L’automobile dispone di quattro portiere laterali attraverso cui accedere ai sedili in pelle dell’abitacolo, all’interno del quale possono trovare spazio cinque persone compreso il guidatore. Il posto di guida è a destra; la leva del cambio è centrale e comanda quattro marce più la retromarcia.
Motociclo Frera 500 cc de 1916
Frera HP 4 ¾, prodotta nel 1916, motore di 500 cc, distribuzione rotonda, una delle prime motociclette dotate di cambio a 3 marce e da qui il moto è trasferito alla ruota posteriore tramite catena e corona, ancora attuali sulle motociclette dei nostri giorni. Corrado Frera, soprannominato “Il tedesco”, era nato il 23 marzo 1859 a Kreuznach, da famiglia di origini francesi, e si era trasferito a Milano nel 1885. Una volta ottenuta la cittadinanza, Frera avviò nel capoluogo lombardo un negozio di giocattoli; passò poi alla vendita di articoli in gomma per ciclisti che ben presto ampliò con l’attività di riparazione e vendita di biciclette e poi di motociclette. Negli ultimi anni dell’Ottocento, il negozio-officina di piazza Missori, era divenuto uno dei principali punti di riferimento dei ciclisti e motociclisti milanesi, nel quale si potevano acquistare particolari motociclette con motori svizzeri Zürcher o Lühti, montati su telai ciclistici rinforzati, appositamente realizzati dalla tedesca Neckarsulmer Pfeil e assemblati da Corrado Frera. Nel 1903, data la grande richiesta, venne impiantata la fabbrica di biciclette Corrado Frera & C. a Tradate, all’epoca in provincia di Como e ben collegata dalla ferrovia con Milano, che due anni dopo verrà trasformata in casa motociclistica. Fondata nel 1905 col nome di Società Anonima Frera da Corrado Frera, è stata tra le prime case motociclistiche italiane e tra le più grandi dell’epoca come volume produttivo. Nel 1908 arrivarono le prime commesse militari dai Bersaglieri, e nel 1911 l’azienda fu ulteriormente rafforzata dalle commesse dell’Esercito, che acquistò importanti quantitativi di biciclette a motore e motociclette. Nei primi anni di attività le moto Frera montavano propulsori costruiti dalla tedesca NSU o dalla franco-svizzera Zedel. Poi si passò alla costruzione di questi ultimi su licenza nella fabbrica di Tradate fino al 1914, anno in cui l’azienda iniziò a progettare e produrre in proprio i motori. Il suo successo commerciale è dovuto alla bontà dei modelli ed alle commesse militari, infatti la Frera fu il maggiore fornitore di motociclette del Regio Esercito durante la prima guerra mondiale. La Frera partecipò anche alle competizioni ciclistiche e motociclistiche, riportando numerose vittorie; tra queste ricordiamo la Roma-Napoli-Roma del 1912 e il Raid Nord-Sud nel 1923 e nel 1925; da segnalare che, nel 1920, fu la prima azienda italiana a progettare motociclette esplicitamente destinate alle corse. Nel 1919 venne aperto un secondo stabilimento, il “Frera 2”, destinato all’assemblaggio, al magazzino e alle attività di amministrazione. La produzione della Frera seguiva e anticipava in molti casi la velocissima evoluzione dei motocicli di quegli anni e andava dai primi modelli con motore monocilindrico da 1,25 cavalli e telai rigidi fino ai modelli con motori bicilindrici a V (motore V2) con cilindrate fino a 1140 cm³ e trasmissioni a catena, per tornare ai monocilindrici con distribuzione a 4 valvole in testa e sospensioni a parallelogramma anteriormente e forcellone oscillante posteriormente. La grossa cilindrata di alcuni modelli consentiva il felice abbinamento ad un sidecar.

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